Emozioni: nemiche amiche

Se noi ci fermiamo ad analizzare in modo obiettivo (difficile, se non impossibile) le nostre emozioni ci rendiamo conto di quanto siano presenti nella nostra vita.
Purtroppo spesso la nascondiamo dietro la ragione, la giustifichiamo, con mille frasi che sono logicamente inattaccabili, e nel momento stesso in cui la perdiamo di vista non riusciamo più a dare un nome alle nostre emozioni. In quel preciso istante siamo possibili prede dell’Attacco di Panico.
Cosa è l’attacco di panico? Ci sono libri, manuali, che parlano dell’argomento, scritti da fior fiore di psichiatri, che descrivono questa “situazione” come una malattia.
Ma è lecito chiamarla malattia?
Malattia è un termine strettamente medico, che presuppone la cura tramite il farmaco.
L’attacco di panico è un cattiva interpretazione delle nostre emozioni e sensazioni. Non riconosco più le mie emozioni come qualcosa di naturale, ma le vivo come esageratamente forti e nuove.
Solitamente l’attacco di panico ha una sua ragione come tutti i nostri movimenti “psichici”. L’attacco di panico è sempre funzionale alla mia vita, anche se può apparire il contrario.
Mi permette di non trovare delle spiegazioni che mi farebbero troppo male, di fare delle scelte che non sarei in grado di sopportare.
L’attacco di panico mi permette da “malato” di avere delle attenzioni in più che altrimenti non avrei.
Si presenta solitamente nelle persone con una bassa stima delle proprie capacità.
Persone che non si reputano in grado di poter affrontare eventi normali della vita quotidiana perché non si considerano abbastanza intelligenti per farlo.
Purtroppo la “colpa” iniziale può essere rintracciata nelle figure genitoriali.
Quante volte i nostri genitori ci hanno mostrato i nostri errori, quante volte ci hanno messi di fronte ai nostri sbagli? Molte, forse troppe; purtroppo sono pochi i genitori che si ricordano di far presente le vittorie e gratificare i propri figli.
ATTENZIONE! Gli eccessi sono sempre negativi in entrambi i casi!
Anche non correggere mai il proprio figlio genera in lui futuri problemi di adattamento sociale.
Filippo 9 anni: perde ad una partita di biliardino, si arrabbia con chi gioca con lui perché incompetente, vorrebbe picchiare l’avversario perché ha vinto. I genitori, invece di intervenire, spiegare a Filippo che puoi essere bravo, ma ci può essere chi è più bravo di noi in alcuni campi, perché nella vita non si può saper fare tutto, e utilizzare questa situazione come strumento educativo; si avvicinano al biliardino, fanno le dovute misurazioni e confermano la tesi del figlio:  “Hai perso perché il biliardino era in pendenza“.
Questo bambino non può permettersi di sbagliare, di non essere il migliore, i genitori non gli permettono la sconfitta, in qualche modo bisogna trovare una scusa per essere il migliore.
Tutto questo porta ad una cattiva valutazione delle proprie capacità, e porterà da grandi a problemi, da adulto non sarà in grado di sopportare le frustrazioni, le sconfitte e quando si troverà solo ad affrontarle probabilmente si troverà di fronte a problemi, non si riconoscerà più come il bambino vincente, sentirà di aver deluso le figure genitoriali.
Le regole vanno date, gli errori individuati e gli sbagli corretti, ma una cosa è dire la frase: “Hai sbagliato, può succedere nella vita, questo ti potrà servire da insegnamento” ed un’altra cosa è dire: “Hai sbagliato, sei proprio un asino, non capisci proprio nulla!” Mai offendere o inveire contro i nostri figli, si possono dare delle regole anche dimostrando amore e comprensione, ma pur sempre con fermezza.
I nostri figli, come del resto noi in passato, hanno bisogno di sapere sia dove sbagliano, sia dove hanno fatto ottimi risultati.
In entrambi i casi evitare sempre regali o punizioni in denaro o in beni materiali.
Se ci concentriamo sul nostro passato possiamo ben vedere quanto fosse più importante per noi la lode di un genitore, piuttosto che una bicicletta nuova; quanto fosse meravigliosa una giornata con i nostri genitori, ad un acquario, una fattoria didattica, a un parco con gli amici, piuttosto che una bambola o un gormita! Quanto era importante per noi avere l’approvazione dei nostri genitori? Quante volte l’abbiamo avuta?
Riflettendo su queste due domande possiamo facilmente capire cosa potrebbe essere bene per i nostri figli senza ricorrere a premi materiali o parole offensive.
Sicuramente quello del genitore è in assoluto il compito più difficile, stiamo affrontando la prova più difficile della nostra vita e nonostante le buone intenzioni, mettiamo in conto che abbiamo sbagliato, stiamo sbagliando e sbaglieremo, ma questo non significa che non dobbiamo cercare di fare il meglio.
I nostri sbagli possono servire ai nostri figli per capire che nessuno è perfetto, che ci possiamo permettere di sbagliare, l’importante è rendersene conto e cercare di migliorare.
Dopo ciò che ho scritto si potrebbe presumere che mio figlio crescerà perfetto perché conosco la teoria!
Ringrazio chiunque l’abbia pensato per la stima accordatami; ma sicuramente mio figlio crescerà come tutti gli altri: con i miei sbagli. Questo perchè le emozioni che ci guidano lo fanno anche nel difficile compito del genitore.
Anche io come tutte le madri in momenti di forti emozioni ho sculacciato mio figlio. Potrei giustificarmi a livello razionale dicendo che avevo delle buone ragioni, ma non sarebbe corretto; quelle che mi guidavano erano delle forti emozioni, non era la ragione a guidare il mio comportamento, ma solo l’emozione.

Dott.ssa Luisa Vaselli

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