23 July 2010 No Comments

Allergie in pediatria

Forse non tutti sanno che esiste una predisposizione genetica a diventare allergici, ma di certo non si nasce allergici.

La familiarità, infatti, svolge un ruolo determinante nella precocità di insorgenza della sindrome asmatica: in oltre il 70% dei bambini asmatici c’è una familiarità positiva per asma bronchiale o per altre allergopatie.

Infatti si può avere anche la predisposizione a fare allergia ma non manifestarne mai, durante l’arco di tutta la vita, i sintomi franchi; questa evenienza, ahimè, è abbastanza rara ai giorni nostri.

Da una recente ricerca è stato confermato l’effetto protettivo del latte materno nei confronti delle allergie.

Infatti, se un bambino con predisposizione allergica viene allattato esclusivamente al seno per almeno quattro mesi, nei primi sei anni ha una netta riduzione del rischio di diventare asmatico rispetto ad un bambino predisposto che è stato allattato artificialmente.

In realtà prima che si manifestino i sintomi bisogna venire a contatto con la sostanza responsabile dell’allergia, sia esso un farmaco, un alimento, un imenottero oppure un inalante, in modo che l’organismo possa sensibilizzarsi.

La diagnosi di un’allergia può essere fatta in tanti modi, anche se i più diffusi sono senz’altro due: test cutaneo (Skin Prick Test) e prelievo del sangue (RAST).

Nella prima indagine diagnostica si provano direttamente sulla pelle piccole goccioline di sostanze, dette allergeni, che potrebbero essere responsabili dell’allergia del bambino; nella seconda indagine si cercano nel sangue anticorpi specifici, detti IgE, presenti in una certa quantità soltanto in caso di sensibilizzazione e quindi di allergia conclamata.

I tests allergici, contrariamente a ciò che si pensava almeno fino ad un decennio fa, possono essere fatti a qualsiasi età; hanno un’ottima attendibilità e non ha alcun fondamento la diffusa convinzione, purtroppo anche in ambiente medico, in particolare riguardo ai tests cutanei, che non possono essere fatti prima dei 3-4 anni, come ormai dichiarano apertamente tutti gli studi scientifici di maggiore rilievo in campo allergologico.

Per ragioni di incidenza statisticamente rilevante parleremo di allergie alimentari e respiratorie.

L’allergia alimentare ha un’elevata incidenza nel lattante e nel bambino, pertanto è una patologia che si riscontra spesso negli ambulatori pediatrici.

I più frequenti allergeni alimentari, responsabili essenzialmente di sintomi come dermatite, diarrea, orticaria, vomito, scarso accrescimento staturo-ponderale, sono le proteine del latte vaccino, l’uovo, il grano, il pesce e la frutta secca (noci, arachidi, noccioline e mandorle).

L’allergia respiratoria coinvolge circa il 5-8 % dei bambini e gli allergeni più diffusi sono gli Acari Maggiori e le Graminacee.

Se il bambino è allergico agli acari, bisogna avere qualche maggiore accorgimento nelle pulizie: lavare frequentemente (ogni 5-7 giorni) le lenzuola, con acqua molto calda (oltre 55°C); lavare spesso coperte e sopracoperte (ogni 7-14 giorni); tutti i giorni arieggiare lenzuoli e coperte; lavare frequentemente tende e tappeti; per le pulizie usare aspirapolvere con filtro Hepa e stracci bagnati e non eseguirle in presenza del bambino; se si ha l’aria condizionata, pulire spesso i filtri.

E’ importante chiarire che, in realtà, non si è mai allergici “alla polvere”, ma ad un microscopico ragnetto, chiamato appunto acaro, che può trovarsi nella polvere di casa, in quanto si nutre dei residui quotidiani della nostra pelle.

Quindi è più appropriato parlare di allergia “agli acari” e non alla polvere.

Saperlo è utile per individuare gli ambienti più problematici: non tanto quelli polverosi, come la soffitta, ma invece i posti dove le persone si fermano a lungo, come i letti, i divani, i tappeti e quindi le abitazioni, gli studi, le scuole.

Dott. Stefano Geraci – Pediatra

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