In-forma: in materia di dieta, innovazione e tecnologia

Il termine “dieta”, derivato dal greco dìaita, cioè stile di vita, viene comunemente e limitatamente riconosciuto come un programma restrittivo generalmente finalizzato alla perdita di peso. Non è superfluo ricordare che la dieta, con il contributo dell’attività fisica, rappresenta uno strumento importante per il raggiungimento di un buono stato di salute, quindi di quelle condizioni di equilibrio fisico e psichico che contribuiscono a determinare lo stato di benessere di un soggetto; di conseguenza riconoscere in generale alla dieta il valore di restrizione non solo è una limitazione, ma è anche errato.
Prima di intraprendere un percorso dietetico è assolutamente consigliabile affidarsi ad uno specialista, il quale, per procedere alla elaborazione di una dieta, non può prescindere dalla necessità di effettuare un’accurata anamnesi clinica e una valutazione dello stato fisico e nutrizionale del soggetto, per stabilire gli obiettivi specifici e di conseguenza il target energetico e di nutrienti  che la dieta si proporrà di garantire.
Conseguenza logica è che ogni programma dietetico sarà individuale e che la dieta “fai da te” potrà essere anche pericolosa.
Ciò premesso, l’attuazione di un percorso dietetico non è per tutti facile, in quanto, dovendo comportare un diverso stile di alimentazione, dovrà rimuovere pregresse abitudini e spesso anche scelte  di cibi nuovi, con palatabilità differenti da quelle cui si è abituati, per effetto di condimenti più semplici o di diverso contenuto in grassi. Seguire una dieta significa anche sapersi destreggiare a non cedere alle sollecitazioni che esaltano esclusivamente le sensazioni edonistiche, poiché una dieta deve garantire prima di tutto un vantaggio nutritivo e non solo quello gustativo. Alimentarsi non sempre corrisponde a nutrirsi, in quanto il nutrimento consente di soddisfare pienamente tutte le esigenze fisiologiche di un soggetto, provvedendo a corrispondergli un equilibrato apporto di nutrienti. La necessità di contribuire anche a introdurre e/o modulare un’attività fisica in funzione delle condizioni del soggetto, prospetta un’ulteriore modifica dello stile di vita.
L’enfasi con cui ci si appresta a seguire una dieta è proporzionale all’aspettativa del cambiamento che la dieta stessa si propone di sostenere. Strada facendo, però, il percorso può non essere sempre lineare e facile, soprattutto quando, per effetto di piccole trasgressioni, si pensa di aver derogato dalle prescrizioni con ipotetici effetti disastrosi, per la qual cosa si possono generare sensi di colpa o insicurezze. In tal caso il senso di autoefficacia si riduce e ugualmente la costanza e la forza di superare i momenti difficili; alla fine, la percezione di inadeguatezza determina l’abbandono della dieta.
Se pensiamo, per esempio, al post-partum, la neo-mamma si troverà a dover ottemperare a due esigenze: primariamente a quella di poter portare avanti il suo ruolo di nutrice, garantendosi quindi tutte quelle condizioni che l’allattamento richiede, cioè un’alimentazione che soddisfi il mantenimento del suo stato fisico   e allo stesso tempo le garantisca quantità e qualità di latte idonee a nutrire il proprio neonato;  contemporaneamente all’esigenza di soddisfare il proprio desiderio di recuperare le forme corporee che aveva prima della gestazione; ci possiamo così rendere facilmente conto di quanto in questo caso un programma dietetico possa essere fondamentale; se tuttavia immaginiamo quanti siano in questo momento i cambiamenti che le neo-mamma si trova ad affrontare, anche quelli quotidiani, ai quali può non essere sufficientemente allenata, possiamo prevedere che portare avanti anche l’impegno di un programma dietetico possa essere difficoltoso.
In questo caso, ma ugualmente anche in diverse altre circostanze, avere un supporto continuo che rinforzi i propri obiettivi e che renda meno difficile il loro perseguimento sarebbe certamente un progetto ambizioso.
L’ innovazione in materia di dieta è rappresentata dal personal diet coaching, un sostegno orientato ad alleviare le difficoltà di gestione di un percorso dietetico, ma contemporaneamente una guida costante in grado di sviluppare migliori conoscenze nel campo della nutrizione e di rendere più semplice l’organizzazione di uno stile di vita, alimentare e dinamico, più appropriato alle esigenze individuali. Così al pari della figura del personal trainer divenuta ormai importante in ambito sportivo, altrettanto il diet coach si appresta a diventare un trainer in grado di offrire una relazione di aiuto costante, attenta, competente e professionale. Una soluzione più pratica è quella effettuata con modalità on line, certamente meno invasiva, ma altrettanto efficace.

La tecnologia informatica offre, infatti, la possibilità di mantenersi in contatto con il proprio personal diet trainer ogni volta che la persona sente la necessità di un suggerimento o di un sostegno: Così anche la neo-mamma si sentirà più protetta e più sicura di poter portare avanti il proprio progetto, sviluppando contemporaneamente una maggior auto-efficacia, che le garantirà una migliore risposta anche sul piano psicologico.
Una curiosità: Esiste una nuova tecnologia che fornisce un coaching in materia di dieta: è il D. A. I. (diario alimentare interattivo), che, utilizzando un software applicabile su telefono cellulare, rappresenta uno strumento innovativo che supporta coloro che devono utilizzare una dieta, ne rende più facile l’adesione e contemporaneamente offre la possibilità di essere seguiti a distanza dal proprio nutrizionista. E’ un sistema di educazione alimentare per via telematica che permette di superare i limiti della scarsa flessibilità  della dieta tradizionale e la difficoltà di valutare con precisione il peso delle porzioni consumate.
Come funziona: Un programma “intelligente”, ogni qualvolta la persona si trovi a scegliere alimenti diversi da quelli prescritti, modifica automaticamente i pasti successivi, per consentire il raggiungimento degli stessi apporti energetici e nutritivi caratterizzanti la dieta.  L’utente è quindi  “libero” nella gestione della sua alimentazione, potendo accettare le proposte alimentari della prescrizione o sostituirle con altre nutrizionalmente equivalenti; può anche eccezionalmente saltare una portata e in tal caso il programma indicherà una proposta alimentare che permetta all’utente di recuperare l’alimento nelle portate e/o nei pasti successivi.. Il programma rielaborerà automaticamente di continuo la prescrizione iniziale per fornire all’utente una proposta alimentare aggiornata. Questo supporto consentirà di superare le difficoltà pratiche a seguire una dieta e sarà di grande aiuto, in quanto contribuirà ad evitare i drop-out.
Per saperne di più: contatta il sito di SOSgenitori.

Dott. Maria Claudia Quarta

Memorandum agevolazioni per figli a carico

Redatto dal Dott. Emanuele Penzo – Commercialista

Familiari a carico: sono considerati a carico tutti i membri della famiglia che nel corso dell’anno non hanno posseduto un reddito complessivo superiore a Euro 2.840,51, al lordo degli oneri deducibili (l’importo è relativo all’anno 2009).
I figli sono considerati a carico indipendentemente dall’età e dal fatto che stiano studiando o siano dediti a tirocini gratuiti: nella definizione di figlio si intendono, oltre ai figli naturali riconosciuti, anche gli adottivi, affiliati o affidati.
Se i genitori non sono legalmente ed effettivamente separati la detrazione per i figli a carico deve essere ripartita al 50%, fatta salva la facoltà per i genitori di attribuire l’intera detrazione al genitore col reddito superiore.
In caso di separazione legale ed effettiva la detrazione spetta, in mancanza di accordo tra le parti, integralmente al genitore affidatario, ovvero in caso di affido congiunto al 50% ciascuno (anche in questo caso è prevista la facoltà per i genitori di attribuire l’intera detrazione al genitore col reddito complessivo più elevato).
Ovviamente se un genitore fruisce al 100% della detrazione, l’altro genitore non può fruirne.
Si consideri che la detrazione per i famigliari a carico diminuisce con l’aumentare del reddito.
Se un genitore è fiscalmente a carico dell’altro, quest’ultimo può considerare l’intera spesa sostenuta ai fini della detrazione, entro gli eventuali limiti posti per legge.
E’ prevista una ulteriore detrazione di Euro 1.200 per le famiglie con almeno 4 figli.

Oneri e spese detraibili.
Sono detraibili le seguenti spese sostenute per i famigliari a carico:
Spese sanitarie
Spese per i mezzi necessari alla deambulazione, locomozione, accompagnamento, sollevamento dei disabili e le spese per i sussidi tecnici e informatici per l’autosufficienza e integrazione dei disabili
Spese per l’acquisto e riparazione dei veicoli per disabili
Spese per l’acquisto di cani guida
Premi per l’assicurazione sulla vita o contro gli infortuni
Spese per l’istruzione secondaria e universitaria
Spese per l’attività sportiva praticata dai ragazzi
Spese per i canoni di locazione sostenute dagli studenti universitari fuorisede
Spese l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblici
Spese per gli addetti all’assistenza personale nell’interesse dei figli non autosufficienti
Contributi versati per il riscatto di laurea del soggetto fiscalmente a carico che non abbia ancora iniziato l’attività lavorativa e non sia iscritto ad altre forme di previdenza
Spese sostenute per la frequenza degli asili nido

Per le spese sostenute per i figli la detrazione spetta al genitore a cui è intestato il documento che certifica la spesa; se il documento che certifica la spesa è intestato al figlio, la spesa deve essere ripartita tra i genitori nella proporzione in cui le hanno effettivamente sostenute.

In merito alle spese precedentemente segnalate si evidenzia quanto segue:

Spese per l’acquisto e riparazione dei veicoli per disabili: tale detrazione spetta una volta sola in quattro anni, salvo i casi in cui il veicolo venga cancellato dal PRA, e la detrazione spetta per una spesa massima di Euro 18.075,99, rateizzabile in 4 rate dello stesso importo.
Sono deducibili le spese di manutenzione straordinaria sempre nel limite prima esposto, comprensivo del costo del veicolo: le spese di manutenzione non possono essere rateizzate.

·          Se il veicolo viene trasferito a titolo oneroso o gratuito entro due anni dall’acquisto deve essere versata la differenza tra l’imposta determinata in assenza dell’agevolazione e quella risultante dall’applicazione dell’agevolazione: tale norma non si applica qualora il trasferimento sia stato reso necessario da un mutamento dell’handicap che comporti per il disabile la necessità di acquistare un nuovo veicolo sul quale effettuare nuovi e diversi adattamenti.

Spese per l’acquisto dei cani guida: valgono le stesse norme previste per il punto precedente, senza un tetto massimo di spesa. E’ prevista una detrazione annua forfetaria per il mantenimento del cane di Euro 516,46. La detrazione spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo il decesso dell’animale.

Spese per l’istruzione secondaria e università: sono incluse anche le spese per corsi di perfezionamento e/o di specializzazione universitaria tenuti presso università e istituti pubblici o privati, italiani o stranieri.

Spese per attività sportive praticate dai ragazzi: sono detraibili le spese fino a Euro 210 per figlio, di età compresa tra i 5 ed i 18 anni, per l’iscrizione annuale e l’abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi dedicati all’attività sportiva dilettantistica

Spese per i canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuorisede: nel limite di Euro 2.633 possono essere detratte le spese sostenute dagli studenti universitari iscritti ad un corso di Laurea in una università situata in Comune diverso da quello di residenza, per canoni di locazioni derivanti da contratti stipulati ai sensi della legge 9 dicembre 1998 n. 431. L’Università deve essere ubicata in un Comune distante almeno 100 km. dal Comune di residenza e comunque in una provincia diversa.

Spese per l’acquisto di abbonamenti al servizio di trasporto pubblico: sono deducibili le spese per l’acquisto degli abbonamenti al servizio di trasporto locale, regione ed interregionale nel limite di Euro 250. L’importo massimo è cumulativo per il genitore e tutti gli eventuali familiari a carico e per la detrazione rileva l’anno di pagamento e non la scadenza dell’abbonamento.

Spese per asili nido: possono essere dedotte le spese per il pagamento delle rette di asili nido fino ad un limite massimo Euro 632 annui per figlio.

Per ottenere i risparmi fiscali conseguenti al sostenimento delle spese di cui sopra è necessario conservare la documentazione comprovante le spese sostenute per la predisposizione della dichiarazione annuale dei redditi (sia modello Unico che 730).

Quanto esposto è in vigore per l’anno d’imposta 2009.

Redatto dal Dott. Emanuele Penzo
STUDIO PENZO
Per info: emanuele.penzo@penzopaolo.191.it

SIGNORA MIA / Reinventarsi dopo la maternità, un affare da ‘‘Mamme cre-attive”

Si dice che diventare madri cambi la vita. In tutti i sensi, anche quello professionale. Spesso, infatti, dopo la naturale pausa data dalla maternità, non è così semplice reinserirsi  come prima nel mondo del lavoro, specie per le libere professioniste abituate a gestire i proprio clienti e profitti. Ecco quindi che entrano in gioco creatività e volontà di riprendersi in mano la propria vita, non rinunciando a dedicare energie (molte) anche alla famiglia.

Michela Muroni, ligure trasferita ormai da molti anni a Milano, con un passato come art buyer, dopo la maternità ha deciso di organizzare eventi dedicati alla creatività emergente, curati in ogni dettaglio, che di volta in volta cambiano fil rouge e legano insieme nomi e storie diverse. Il prossimo week end, a Milano, allo StudioArea22 (via Giusti 22 zona Paolo Sarpi) si terrà infatti “Signora mia! Ri-creazioni di mamme”, mostra mercato di mamme cre-attive a ingresso libero.

Come si svolgerà questo evento?
“Apriamo sabato e domenica dalle 10 alle 20. Sabato alle 20 ci sarà la proiezione del docufilm di Silvia Savorelli “Le stanze delle donne” che racconta la storia di quattro donne che per scelta lavorano in casa, di cui due mamme e ne illustra tutte le difficoltà, da come allestire il luogo di lavoro a come far conciliare le esigenze di lavoratrice con quelle di casalinga, mamma e moglie. Durante i due giorni nello spazio ci saranno  una quindicina di espositori con le loro proposte”.

Quali sono stati i criteri di scelta degli espositori?
“Li ho scelti io uno per uno. Il primo criterio è stato che fossero mamme o che stessero per diventarlo, donne ricreate grazie alla creatività, che hanno saputo declinare le proprie competenze per far nascere una propria attività di stilista, designer o illustratrice. Rimettersi in gioco, senza paura e con energia positiva, questa la chiave”.

Come sono disposti gli spazi?
“La location è una vecchia carrozzeria e il proprietario ci mette a disposizione alcuni oggetti di modernariato da poter usare per gli allestimenti. A ogni designer ho chiesto infatti di ricreare in loco una piccola boutique per differenziarsi e dare un certo tono all’esposizione, non volevo assolutamente dare l’idea del mercatino da strada, come del resto non l’ho mai fatto negli eventi che ho organizzato”.

Quali feedback ha avuto da espositori e visitatori nelle precedenti occasioni?
“Da parte di tutti, sempre, un riconoscimento globale del lavoro nell’insieme, della cura dei particolari. Non ho nulla contro i mercatini, dove ognuno di noi magari ha iniziato a proporre le proprie cose, ma questa è una cosa diversa, più ricercata e raccolta, non in una piazza o in una strada aperta a tutti. Lo spirito è diverso, espositori e clienti lo hanno apprezzato e se si riconoscono in questo mood, mi seguono. Si crea una sinergia tra espositori e location, un po’ casa un po’ showroom, e si ha la possibilità di proporre non solo un prodotto, ma emozioni e sensazioni”.

Chi sarà presente il prossimo week end a Milano?
“Ci saranno abc hobby arzigogoli in lana, am sartoria donna, barlafus addobbi per sciure, cicca-cicca t-shirt bimbi, cristina boselli ceramiche in gres tornite a mano, e’ cor abiti dal mondo delle fiabe, elenascarp abiti e oggetti in carta fatti a mano, equilibrium abiti e accessori in feltro, feltroanchio creazioni in feltro e seta, fragile gioielli in porcellana e foto, mamma nae idee per bimbi da 0 a 3 anni, olga pong cappelli cerchietti e acconciature, paola canziani i miei fiori, portami via oggetti da valigia e simongia oggetti e accessori”.

Prossimi eventi in programma?
“Sto pensando a qualcosa per Natale, ma ancora niente di definito. Per ogni dettaglio e per tenersi aggiornate sugli eventi comunque si possono consultare i due blog ricreazionidimamme.blogspot.com e michelamuroni.blogspot.com”.

Giulia Rossi per www.boop.it

Emozioni: nemiche amiche

Se noi ci fermiamo ad analizzare in modo obiettivo (difficile, se non impossibile) le nostre emozioni ci rendiamo conto di quanto siano presenti nella nostra vita.
Purtroppo spesso la nascondiamo dietro la ragione, la giustifichiamo, con mille frasi che sono logicamente inattaccabili, e nel momento stesso in cui la perdiamo di vista non riusciamo più a dare un nome alle nostre emozioni. In quel preciso istante siamo possibili prede dell’Attacco di Panico.
Cosa è l’attacco di panico? Ci sono libri, manuali, che parlano dell’argomento, scritti da fior fiore di psichiatri, che descrivono questa “situazione” come una malattia.
Ma è lecito chiamarla malattia?
Malattia è un termine strettamente medico, che presuppone la cura tramite il farmaco.
L’attacco di panico è un cattiva interpretazione delle nostre emozioni e sensazioni. Non riconosco più le mie emozioni come qualcosa di naturale, ma le vivo come esageratamente forti e nuove.
Solitamente l’attacco di panico ha una sua ragione come tutti i nostri movimenti “psichici”. L’attacco di panico è sempre funzionale alla mia vita, anche se può apparire il contrario.
Mi permette di non trovare delle spiegazioni che mi farebbero troppo male, di fare delle scelte che non sarei in grado di sopportare.
L’attacco di panico mi permette da “malato” di avere delle attenzioni in più che altrimenti non avrei.
Si presenta solitamente nelle persone con una bassa stima delle proprie capacità.
Persone che non si reputano in grado di poter affrontare eventi normali della vita quotidiana perché non si considerano abbastanza intelligenti per farlo.
Purtroppo la “colpa” iniziale può essere rintracciata nelle figure genitoriali.
Quante volte i nostri genitori ci hanno mostrato i nostri errori, quante volte ci hanno messi di fronte ai nostri sbagli? Molte, forse troppe; purtroppo sono pochi i genitori che si ricordano di far presente le vittorie e gratificare i propri figli.
ATTENZIONE! Gli eccessi sono sempre negativi in entrambi i casi!
Anche non correggere mai il proprio figlio genera in lui futuri problemi di adattamento sociale.
Filippo 9 anni: perde ad una partita di biliardino, si arrabbia con chi gioca con lui perché incompetente, vorrebbe picchiare l’avversario perché ha vinto. I genitori, invece di intervenire, spiegare a Filippo che puoi essere bravo, ma ci può essere chi è più bravo di noi in alcuni campi, perché nella vita non si può saper fare tutto, e utilizzare questa situazione come strumento educativo; si avvicinano al biliardino, fanno le dovute misurazioni e confermano la tesi del figlio:  “Hai perso perché il biliardino era in pendenza“.
Questo bambino non può permettersi di sbagliare, di non essere il migliore, i genitori non gli permettono la sconfitta, in qualche modo bisogna trovare una scusa per essere il migliore.
Tutto questo porta ad una cattiva valutazione delle proprie capacità, e porterà da grandi a problemi, da adulto non sarà in grado di sopportare le frustrazioni, le sconfitte e quando si troverà solo ad affrontarle probabilmente si troverà di fronte a problemi, non si riconoscerà più come il bambino vincente, sentirà di aver deluso le figure genitoriali.
Le regole vanno date, gli errori individuati e gli sbagli corretti, ma una cosa è dire la frase: “Hai sbagliato, può succedere nella vita, questo ti potrà servire da insegnamento” ed un’altra cosa è dire: “Hai sbagliato, sei proprio un asino, non capisci proprio nulla!” Mai offendere o inveire contro i nostri figli, si possono dare delle regole anche dimostrando amore e comprensione, ma pur sempre con fermezza.
I nostri figli, come del resto noi in passato, hanno bisogno di sapere sia dove sbagliano, sia dove hanno fatto ottimi risultati.
In entrambi i casi evitare sempre regali o punizioni in denaro o in beni materiali.
Se ci concentriamo sul nostro passato possiamo ben vedere quanto fosse più importante per noi la lode di un genitore, piuttosto che una bicicletta nuova; quanto fosse meravigliosa una giornata con i nostri genitori, ad un acquario, una fattoria didattica, a un parco con gli amici, piuttosto che una bambola o un gormita! Quanto era importante per noi avere l’approvazione dei nostri genitori? Quante volte l’abbiamo avuta?
Riflettendo su queste due domande possiamo facilmente capire cosa potrebbe essere bene per i nostri figli senza ricorrere a premi materiali o parole offensive.
Sicuramente quello del genitore è in assoluto il compito più difficile, stiamo affrontando la prova più difficile della nostra vita e nonostante le buone intenzioni, mettiamo in conto che abbiamo sbagliato, stiamo sbagliando e sbaglieremo, ma questo non significa che non dobbiamo cercare di fare il meglio.
I nostri sbagli possono servire ai nostri figli per capire che nessuno è perfetto, che ci possiamo permettere di sbagliare, l’importante è rendersene conto e cercare di migliorare.
Dopo ciò che ho scritto si potrebbe presumere che mio figlio crescerà perfetto perché conosco la teoria!
Ringrazio chiunque l’abbia pensato per la stima accordatami; ma sicuramente mio figlio crescerà come tutti gli altri: con i miei sbagli. Questo perchè le emozioni che ci guidano lo fanno anche nel difficile compito del genitore.
Anche io come tutte le madri in momenti di forti emozioni ho sculacciato mio figlio. Potrei giustificarmi a livello razionale dicendo che avevo delle buone ragioni, ma non sarebbe corretto; quelle che mi guidavano erano delle forti emozioni, non era la ragione a guidare il mio comportamento, ma solo l’emozione.

Dott.ssa Luisa Vaselli

Allergie in pediatria

Forse non tutti sanno che esiste una predisposizione genetica a diventare allergici, ma di certo non si nasce allergici.

La familiarità, infatti, svolge un ruolo determinante nella precocità di insorgenza della sindrome asmatica: in oltre il 70% dei bambini asmatici c’è una familiarità positiva per asma bronchiale o per altre allergopatie.

Infatti si può avere anche la predisposizione a fare allergia ma non manifestarne mai, durante l’arco di tutta la vita, i sintomi franchi; questa evenienza, ahimè, è abbastanza rara ai giorni nostri.

Da una recente ricerca è stato confermato l’effetto protettivo del latte materno nei confronti delle allergie.

Infatti, se un bambino con predisposizione allergica viene allattato esclusivamente al seno per almeno quattro mesi, nei primi sei anni ha una netta riduzione del rischio di diventare asmatico rispetto ad un bambino predisposto che è stato allattato artificialmente.

In realtà prima che si manifestino i sintomi bisogna venire a contatto con la sostanza responsabile dell’allergia, sia esso un farmaco, un alimento, un imenottero oppure un inalante, in modo che l’organismo possa sensibilizzarsi.

La diagnosi di un’allergia può essere fatta in tanti modi, anche se i più diffusi sono senz’altro due: test cutaneo (Skin Prick Test) e prelievo del sangue (RAST).

Nella prima indagine diagnostica si provano direttamente sulla pelle piccole goccioline di sostanze, dette allergeni, che potrebbero essere responsabili dell’allergia del bambino; nella seconda indagine si cercano nel sangue anticorpi specifici, detti IgE, presenti in una certa quantità soltanto in caso di sensibilizzazione e quindi di allergia conclamata.

I tests allergici, contrariamente a ciò che si pensava almeno fino ad un decennio fa, possono essere fatti a qualsiasi età; hanno un’ottima attendibilità e non ha alcun fondamento la diffusa convinzione, purtroppo anche in ambiente medico, in particolare riguardo ai tests cutanei, che non possono essere fatti prima dei 3-4 anni, come ormai dichiarano apertamente tutti gli studi scientifici di maggiore rilievo in campo allergologico.

Per ragioni di incidenza statisticamente rilevante parleremo di allergie alimentari e respiratorie.

L’allergia alimentare ha un’elevata incidenza nel lattante e nel bambino, pertanto è una patologia che si riscontra spesso negli ambulatori pediatrici.

I più frequenti allergeni alimentari, responsabili essenzialmente di sintomi come dermatite, diarrea, orticaria, vomito, scarso accrescimento staturo-ponderale, sono le proteine del latte vaccino, l’uovo, il grano, il pesce e la frutta secca (noci, arachidi, noccioline e mandorle).

L’allergia respiratoria coinvolge circa il 5-8 % dei bambini e gli allergeni più diffusi sono gli Acari Maggiori e le Graminacee.

Se il bambino è allergico agli acari, bisogna avere qualche maggiore accorgimento nelle pulizie: lavare frequentemente (ogni 5-7 giorni) le lenzuola, con acqua molto calda (oltre 55°C); lavare spesso coperte e sopracoperte (ogni 7-14 giorni); tutti i giorni arieggiare lenzuoli e coperte; lavare frequentemente tende e tappeti; per le pulizie usare aspirapolvere con filtro Hepa e stracci bagnati e non eseguirle in presenza del bambino; se si ha l’aria condizionata, pulire spesso i filtri.

E’ importante chiarire che, in realtà, non si è mai allergici “alla polvere”, ma ad un microscopico ragnetto, chiamato appunto acaro, che può trovarsi nella polvere di casa, in quanto si nutre dei residui quotidiani della nostra pelle.

Quindi è più appropriato parlare di allergia “agli acari” e non alla polvere.

Saperlo è utile per individuare gli ambienti più problematici: non tanto quelli polverosi, come la soffitta, ma invece i posti dove le persone si fermano a lungo, come i letti, i divani, i tappeti e quindi le abitazioni, gli studi, le scuole.

Dott. Stefano Geraci – Pediatra

Tanoressia: un desiderio di abbronzatura che diventa patologia

Tempo di estate: mare montagna o città non fanno differenza per un po’ di abbronzatura; tutto sommato neanche la stagione fa molta differenza, perché sono sufficienti pochi minuti di esposizione a lampade artificiali e solarium per garantire un bel colorito bruno anche in assenza di sole. In aggiunta, le comodità dei voli transcontinentali, che in poche ore permettono di raggiungere i paesi caldi, quando da noi l’inverno è alle porte, consentono di disporre dei vantaggi climatici per recuperare energia fisica e psichica.
Il sole è certamente indispensabile all’organismo umano; basti pensare alla funzione che i raggi solari hanno sull’assorbimento della vitamina D, importante regolatore del metabolismo del calcio e determinante nel processo di mineralizzazione della struttura ossea. Più che una vitamina, la D è un pro-ormone, naturalmente presente a livello cutaneo, ma in qualità di precursore della vitamina D, cioè in una forma non attiva, la quale, per passare allo stato attivo, ha bisogno dell’esposizione ai raggi solari; solo così possono attivarsi le funzioni ad essa collegate, ossia l’aumento dell’assorbimento intestinale del calcio e la mineralizzazione dell’osso. Sebbene fonti di vitamina D possano essere corrisposte attraverso l’alimentazione, la principale fonte è quella sintetizzata a livello cutaneo, proprio per effetto dei raggi solari. Generalmente un’esposizione ai raggi solari di 10-15 min. due o tre volte a settimana può garantire una quantità di vit. D sufficiente ad un organismo in condizioni fisiologiche.
Una corretta esposizione al sole favorisce, inoltre, la normalizzazione del ritmo circadiano sonno-veglia, poiché i raggi UV regolano la produzione di melatonina, le cui disfunzioni sono responsabili dell’insonnia.
Il sole svolge anche una funzione nella regolazione dell’umore. In particolare, il passaggio all’autunno e all’inverno può incidere sui sistemi di regolazione dell’umore, determinando in alcuni casi quei disturbi denominati depressivo – stagionali, per i quali, in ambito clinico, si ricorre a trattamenti che utilizzano la luce (Light Therapy).
Molti altri studi evidenziano l’utilità di una corretta esposizione al sole in altri campi che interessano la salute, tra cui anche il controllo del rilascio dell’insulina.
Quando però si parla dei vantaggi, deve essere chiaro che l’esposizione al sole non può essere incondizionata, in quanto, se inadeguata, è certamente causa di tantissimi eventi dannosi, quali le patologie tumorali della pelle, per le quali sia l’OMS sia le associazioni dei dermatologi hanno dichiarato lo stato di allarme. Affinché si possano evitare i rischi dell’esposizione al sole, sono state divulgate delle informazioni riguardanti i tempi di esposizione, in base al fototipo, e agli orari in cui è opportuno esporsi.
Nella pratica comune, però, l’esposizione al sole è prevalentemente utilizzata per fini estetici, nell’aspettativa di raggiungere un colorito più gradevole. A questo scopo, si fa uso anche di lampade o docce solari, con l’idea che l’abbronzatura artificiale sia più persistente rispetto a quella dei raggi del sole. C’è una correlazione tra tipologia delle radiazioni e potere abbronzante: le lampade che emettono radiazioni ultraviolette combinate di tipo A e B, più simili a quelle solari, consentono un’abbronzatura non immediata, più lentamente raggiungibile, rispetto a quelle che utilizzano solo raggi UVA; queste ultime, nonostante siano più diffuse e consentano di abbronzarsi rapidamente, sono certamente più nocive e vanno evitate.
L’effetto abbronzatura è determinato dalla produzione di melanina, responsabile della colorazione bruna della pelle, come risposta all’esposizione ai raggi solari.
Il risultato di questo cambiamento è piacevole e per questo ha solitamente un impatto positivo sul tono dell’umore.
Quando però l’aspettativa dell’abbronzatura diventa un’ossessione, ossia quando un soggetto non riesce a fare a meno di esporsi al sole o a lampade solari, si creano dei meccanismi di compulsione, simili a quelli che si manifestano nelle dipendenze patologiche. S’instaura quindi un processo psicopatologico, molto simile a quello dei giocatori d’azzardo o dei soggetti dipendenti da internet, dal sesso o dal cibo. Questo stato patologico è denominato tanoressia, termine derivato da tanning (abbronzatura).
Al pari di quanto avviene nei soggetti con un disturbo del comportamento alimentare, si sviluppa un senso d’inadeguatezza nei confronti del proprio corpo, per cui, la necessità di un cambiamento induce a perseguire il desiderio di procurarsi sempre un maggior colorito alla pelle attraverso l’abbronzatura. Questa condizione genera un notevole disagio psichico, alla base del quale interagiscono percezioni corporee alterate, bassa autostima e autolesionismo, per cui il soggetto non riesce ad accettarsi e immagina di poter risolvere il proprio disagio attraverso il cambiamento che il colore di un’abbronzatura gli potrebbe apportare. Quindi accede a un uso indiscriminato di sistemi abbronzanti che, a breve termine, gli procurano attenuazione dell’ansia e ciò, a sua volta, un rinforzo positivo di questo comportamento. Nel tempo si creano delle condizioni di craving, cioè di desiderio incoercibile di continuare a esercitare pratiche abbronzanti, fino ad arrivare all’addiction. In questo processo, al pari di altre dipendenze patologiche, sono coinvolti numerosi neurotrasmettitori umorali e viene attivato in maniera anomala un sistema cerebrale detto “di gratificazione” o “di rinforzo”, che in condizioni normali serve a dirigere il comportamento umano (e anche quello animale) verso funzioni che garantiscano la sopravvivenza dell’individuo (ricerca di cibo e acqua) e della specie (sesso e funzioni riproduttive). Da un punto di vista anatomico, questo sistema coinvolge un’area denominata cortico-meso-limbica, di cui fa parte il nucleo accumbens, una piccola regione ricca di dopamina, che riveste una funzione centrale nel meccanismo delle dipendenze ed è collegata con l’amigdala, con un ruolo molto importante nelle emozioni, nella motivazione e nei comportamenti correlati al“reward” (ricompensa).
I fattori eziologici della tanoressia sono certamente multifattoriali e tra questi hanno un ruolo rilevante quelli ambientali, le pressioni sociali, la moda e i valori attribuiti alla bellezza e all’estetica.
Uno studio condotto recentemente in Italia ha evidenziato che la tanoressia colpisce maggiormente adolescenti e giovani adulti, per lo più donne, con un target di età compresa tra sedici e quarant’ anni, con prevalenza nelle regioni dell’Italia settentrionale.
Adeguate campagne di sensibilizzazione su tale rischio potranno certamente essere vantaggiose a prevenire l’incidenza di questo nuovo disturbo emergente e in senso lato di tutti i fenomeni di dipendenze, comprendendo anche le cosiddette “nuove dipendenze”, le quali, non interessando l’uso di sostanze, potrebbero a torto sembrare meno nocive. Altrettanto importante potrebbe essere un lavoro capillare orientato a indagare i fattori di rischio e i determinanti sociali e ambientali di malattia, prevalentemente tra gli adolescenti e i giovani adulti, per prevenire e limitare i comportamenti a rischio e riducendo contemporaneamente i fattori di stress ambientali, riguardanti l’ambito della famiglia, della scuola, del gruppo dei pari.

Dott.ssa Maria Claudia Quarta

Diventare genitori senza perdere la propria sessualità

Che cos’è la sessualità? Quando ai corsi di educazione sessuale viene posta questa domanda, lo scenario in cui ci imbattiamo è pressoché sempre il medesimo. Solitamente si crea una situazione di silenzio e perplessità, in attesa che qualche coraggioso si butti e tenti di dare una risposta. Dopo lunghi ed interminabili secondi di silenzio, i partecipanti si sentono sollevati nel constatare i silenzi altrui e al contempo sorge una curiosità sempre maggiore. Quando i più intraprendenti si decidono a dare le prime risposte, spesso sentiamo dire che la sessualità sono gli organi genitali; che è ciò distingue gli uomini dalle donne; che è qualcosa che tutti conoscono, ma che è difficile da esprimere a parole. Dalla tensione iniziale si passa ad una sensazione di impotenza: tutti sentono di sapere molto più di quanto siano capaci di dire.

Che cos’è allora la sessualità? Come definire questa realtà che tanto ci motiva e ci condiziona, che può impedire all’adolescente di dormire, trasformare la vita degli innamorati, riempire i palinsesti delle nostre programmazioni televisive, aiutare a vendere un prodotto o formare vincoli affettivi straordinariamente forti?

La sessualità, come tutte le realtà complesse, non può essere definita da un solo punto di vista: la sessualità è il risultato del nostro corpo, della nostra mente, delle nostre emozioni, e, non per ultimo, dell’interazione con l’altro. Affinché ci sia una vita sessuale soddisfacente è quindi necessario che tutti questi aspetti siano ben integrati ed in armonia tra di loro.

Se tale visione è vera in generale, lo è ancora di più alla nascita di un figlio, momento in cui, all’interno della coppia, i due partner si confrontano con grandi cambiamenti. Cambia il corpo; cambia l’immagine, reale e percepita, di sé; cambiano gli equilibri ormonali (sia nelle mamme, che nei papà) con conseguente modificazione dei livelli di desiderio sessuale; cambiano le abitudini quotidiane; i ritmi di vita; ma soprattutto cambiano i ruoli all’interno della coppia: da coppia, si diviene coppia genitoriale. I due partner si imbattono nella ricerca di un nuovo equilibrio tra il rinnovato ruolo di compagna e compagno e le nuove mansioni di mamma e papà. A questo proposito è fondamentale non privilegiare solamente la genitorialità, a discapito della coppia. Le due realtà possono, e devono, convivere.

Il confronto con una realtà del tutto nuova, tanto entusiasmante quanto impegnativa, implica, nella maggior parte dei casi, una diminuzione della frequenza dei rapporti sessuali, ma  a questo proposito è importante non focalizzare l’attenzione sulla mera frequenza, quanto piuttosto analizzare altri parametri, quali ad esempio la soddisfazione sessuale o l’intimità. Ritrovare la complicità e recuperare degli spazi propri è assolutamente necessario.

Superare questo momento è semplice se entrambi i partner sono aperti alla condivisione, alla comunicazione ed alla possibilità di vivere la sessualità in una modalità che può risultare differente da quella che era e, perché no, anche migliore. In genere si torna alla propria “normalità” in circa 6 mesi e la ripresa dell’attività sessuale può avvenire in maniera del tutto naturale. Tale ripresa è comunque molto soggettiva e dipende anche da come era vissuta la sessualità dalla coppia prima dell’arrivo del bebè.

In ogni caso sarebbe ottimale considerare questo momento della vita di coppia come un’occasione unica per rinnovarsi nella sessualità, creare una nuova dimensione erotica e scoprire realtà finora inesplorate, anche più coinvolgenti ed eccitanti di prima. Un momento tutto nuovo di aggiustamento reciproco in tutti i campi, non ultimo quello della sessualità, in cui ritrovare progressivamente un equilibrio, sempre rinnovabile, negoziando gusti, preferenze e tempi!

Dott.ssa Helen Casale

Gravidanza: valutazioni e peso corporeo

La gravidanza è in assoluto uno dei momenti più significativi nella vita di una donna.
E’ caratterizzata da numerosi cambiamenti, che, come le tesserine di un puzzle, sono, interconnessi e indispensabili. Ricomporre un puzzle è piacevole e a volte, per chi è abbastanza esperto, anche molto semplice; per chi invece non lo è, può essere più laborioso; in ogni caso, la soluzione utilizzata per accomodare tutte le sue tesserine sarà sempre diversa.
Quest’analogia può essere utile a riconoscere che ogni gravidanza, anche quando non è la prima, si porta avanti in modo sempre diverso e nuovo, diventando così un evento “unico”, ogni volta differente, non solo per il sesso del nascituro o per il periodo in cui sarà avviata, ma nel suo insieme e nella condizione fisico-psichica in cui la donna si troverà ad accoglierla.
Prepararsi a una gravidanza, quindi, richiederà di essere pronti a questo nuovo evento e a tutti i cambiamenti che essa dovrà comportare e potrà certamente essere utile a sviluppare nella futura mamma un livello di accoglienza più adeguato.
La gravidanza è un progetto biologico che la natura ha reso possibile in un determinato periodo della vita della donna e come tale deve essere accolto principalmente come un evento fisiologico.
Uno dei più evidenti cambiamenti nella gestante riguarda il corpo, all’interno del quale sarà accolto il nascituro.
Sin dal momento in cui scopre di essere incinta, la donna orienta la sua attenzione alle proprie forme. Nei primi mesi non vedrà l’ora che il pancione si evidenzi e tale attesa si unirà all’orgoglio di poterlo esibire. I cambiamenti dopo il primo trimestre saranno molto rapidi e riguarderanno non solo la struttura corporea visibile, ma l’intero ambito fisiologico, ivi compreso quello endocrino-metabolico; al tempo stesso coinvolgerà anche la sfera emotiva e frequentemente anche quella percettiva dell’immagine corporea.
L’evoluzione della gestazione è strettamente connessa con lo stato della donna prima del concepimento; ovviamente uno stato di benessere fisico, ma anche psichico, gioverà a prevenire determinati rischi alla futura mamma e allo stesso tempo contribuirà al buono stato di salute del nascituro.
L’incremento del peso durante la gestazione è determinato, assieme ad altri fattori,  dal peso corporeo pre-gestazione.  Il peso consente assieme all’altezza di calcolare il BMI (Body Mass Index). In generale, secondo le Linee Guida, per una donna che inizi la gravidanza sottopeso, con un BMI inferiore a 18,5, sarà auspicabile un incremento tra i 12,5 e i 18 Kg; per una gravidanza che abbia inizio normopeso, con un BMI tra 18,5 e 25, è auspicabile un incremento totale tra gli 11,4 e i 16 Kg di peso corporeo; per una gravidanza che abbia inizio in sovrappeso, con un BMI superiore a 25, è auspicabile un aumento tra i 7 e gli 11,5 Kg; per la donna obesa, con un BMI superiore a 30, si raccomanda un incremento in peso non superiore
a 7 Kg.
L’incremento di peso in gravidanza è, ovviamente, relativo alla formazione di nuovo tessuto, tra cui il feto, gli annessi placentari e le riserve materne.
E’ opportuno tener presente che il peso è la risultante della partecipazione di vari compartimenti corporei, quali la massa cellulare attiva, l’acqua corporea intra ed extra-cellulare e la massa grassa. Per questo motivo, il calcolo del BMI non potrà essere sufficientemente predittivo dello stato fisico di un soggetto e ciò vale anche per la donna che si appresta ad avviare una gravidanza.
Basti pensare che una donna che abbia svolto attività fisica intensa, potrebbe aver sviluppato una massa muscolare maggiore, che andrebbe ad incidere sul peso corporeo; in tal caso il BMI non sarebbe certamente predittivo del reale stato fisico della donna. Un’altra informazione utile è che non sempre un peso più alto corrisponde ad una condizione di sovrappeso, ma è l’ eccesso di peso in grasso corporeo che rappresenta una inadeguatezza ponderale. Per accertare, quindi, con minore approssimazione la condizione dello stato fisico di un soggetto si potrà ricorrere all’impiego di tecniche appositamente validate, di uso corrente tra gli specialisti della nutrizione, i quali potranno anche fornire indicazioni nutrizionali appropriate, che consentano alla gestante di adeguare i propri apporti energetici agli obiettivi ponderali previsti per la sua gravidanza, soddisfacendo contemporaneamente le esigenze  di tutti i nutrienti, anche quelli non calorici, come i sali minerali, le vitamine e l’acqua.
Una curiosità: Nell’arco dei nove mesi di gravidanza, l’incremento di peso comprende anche una quantità di grasso corporeo che diventerà di gran valore nel periodo dell’allattamento, in quanto rappresenterà una fonte energetica che sarà trasferita nel latte materno. In linea di massima, in una donna con un buon controllo nutrizionale in gravidanza, questa riserva lipidica sarà rappresentata da circa 4 kg di grasso pari a 36.000 Kcal, in grado di trasferire giornalmente al latte un contributo energetico di circa 200 Kcal durante sei mesi di allattamento.
Queste calorie, peraltro, andranno detratte dai bisogni energetici addizionali previsti per la nutrice.
Un suggerimento: Una valutazione  dello stato nutrizionale all’inizio della gravidanza e durante i nove mesi, con una maggiore frequenza nel corso del secondo e del terzo trimestre, potrebbe rendere più agevole il percorso delle
future mamme.

dott.ssa Maria Claudia Quarta
nutrizionista S.O.S.genitori

La reattanza psicologica e i principi della persuasione

Cos’hanno in comune un bambino di 2 anni che fa i capricci e strilla per avere
l’automobilina del fratello più grande, una ragazza che si dispera per un
“tipo” che è innamorato della sua migliore amica, un genitore che sta correndo
all’ipermercato per approfittare dell’offerta sul Televisore HD valida solo per
due settimane?
È incredibile pensare che tre comportamenti così, apparentemente distanti,
possano avere qualcosa in comune, sta di fatto che in tutti e tre i casi si è
attivato un comportamento compulsivo, è scattato un comportamento automatico.
Ma cosa c’è dietro ad una spasmodica risposta automatica di acquiescenza ?
Quali sono i fattori che inducono una persona ad accondiscendere alle
richieste di qualcuno?
Nel caso in questione, direbbe Robert Cialdini, psicologo sociale americano
uno dei massimi esperti in comunicazione e persuasione, si è attivato in tutti
e tre i casi il meccanismo di “reattanza psicologica”, ovvero un automatismo
che si attiva secondo le leggi del principio di scarsità: quando percepiamo un
oggetto o una persona difficile da raggiungere pensiamo abbia un valore
superiore. Nell’essere umano si attiva un’euristica, una scorciatoia di
pensiero che ci fa associare alla parola “raro” il termine “prezioso”. Raro
diventa sinonimo di qualità. Non solo, percependo un oggetto difficile da
raggiungere, della serie “ora o mai più” viene meno la nostra possibilità di
scegliere, e quando qualcuno ci limita una possibilità automaticamente accresce
il nostro desiderio di conquistarla.
Fin da piccoli desideriamo ciò che è più difficile raggiungere. Se ad un
bambino mostri un giocattolo e ne lasci intravedere un altro simile dietro al
divano, le probabilità di raggiungere il secondo sono di gran lunga più
elevate. Se tra due ragazze ugualmente carine una ha altri contendenti, e molto
più probabile che questa venga considerata più attraente. In ogni scuola
esistono ragazze e ragazzi VIP, un po’ come nei film di una volta di Jerry
Calà, basta che un gruppetto di soggetti promuova il fascino di una ragazza o
di un ragazzo che automaticamente si crei il John Travolta della situazione.
Questi meccanismi si attivano per la prima volta quando abbiamo appena 2 anni,
quando cioè cominciamo a voler essere noi stessi. I bambini, a quell’età,
cominciamo ad intravedere la possibilità di essere separati dalla mamma e
vogliono a tutti i costi farsi valere come identità separate, è per questo che
fanno i capricci, che vogliono il giocattolo del fratello, che se li mettiamo
in braccio vogliono stare giù e se li mettiamo giù vogliono stare in braccio.
Lo stesso accade durante l’adolescenza, in quel periodo vogliamo ancora una
volta dimostrare che non siamo più bambini, siamo alla ricerca della nostra
vera identità, e ci opponiamo a tutte le ristrettezze dei nostri genitori.
E da adulti le cose non cambiano più di tanto, nessuno è immune, basta
considerare gli appuntamenti della settimana nei vari supermercati per le varie
offerte, per rendercene conto. Ma il principio della “scarsità” non è l’unico,
Cialdini ne cita almeno altri cinque tutti ugualmente potenti e ben conosciuti
dalle associazioni di consumatori e dalle forze dell’ordine, ma non sempre i
principi della persuasione sono così evidenti, anzi, sono sempre più raffinate
e invisibili, presentandosi in forme sempre più diverse ed evolute, ci
accompagnano in ufficio e ce le troviamo in casa attraverso la tv e internet
ma, purtroppo, il più delle volte ce ne accorgiamo troppo tardi, quando il
danno è fatto e ci fa rabbia sapere che ad essere colpiti sono principalmente i
nostri figli. I persuasori dell’occulto sanno quanto sono sensibili e
attaccabili e, purtroppo, sempre più indifesi, perché ad essere attaccati e
fuorviati sono anche e soprattutto i genitori, coloro che dovrebbero difenderli
e che, invece, inconsapevolmente imbottiscono i propri figli di grassi
idrogenati, volgarmente chiamati “merendine”. Non è forse giunto il momento di
prendere consapevolezza di tali potenti “armi di persuasione” e di passare al
contrattacco?

Salvatore Cianciabella

SOS Genitori sbarca sul Il Tirreno!

Ecco il link con l’articolo apparso su Il Tirreno

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