09 April 2010 2 Comments

Dalla gravidanza alla nascita… che emozione! Parte prima: Test positivo… e ora?

Ci siamo, il test è positivo!

Ora è necessario andare avanti fino in fondo.

Parto spontaneo o cesareo, in ogni modo, tra 9 mesi, 40 settimane circa, toccherà a te.

La pancia ancora non si vede e tu per scaramanzia non dici niente a nessuno, vuoi far passare i primi mesi, hai paura che qualcosa possa andare storto; oppure sei una donna che al contrario appena ha visto il test si è attaccata al telefono ed ha avvisato tutti i conoscenti, anche quelli che non vedeva da anni, tanto era l’entusiasmo per l’evento; oppure ancora non l’avevi programmato, ha stravolto la tua vita, i tuoi programmi, tutti i tuoi progetti hanno bisogno di essere rivisti, non sai come dirlo a lui, se lo accetterà, se sarà felice, o forse un lui non ce l’hai e quindi sarà dura la decisione da prendere.

Ognuno ha un suo modo specifico e personale di vivere la gravidanza,  come dico sempre ai miei pazienti, non c’è giusto o sbagliato, queste sono categorie create dall’uomo. Esiste solo quello che può essere meglio per me.  Quindi freghiamocene degli altri, dirlo o non dirlo, ci rimarranno male, sarà il caso di farlo sapere, la domanda fondamentale è: “cosa voglio IO per me?”

E’ la mia gravidanza, è nostro figlio.

Già! La gravidanza è una fase della vita che purtroppo l’uomo vive solo di riflesso, il figlio che cresce nel grembo materno sarà suo figlio e stabilirà un legame con lui solo quando sarà fuori e lo potrà toccare, coccolare, prendere in braccio. Quindi la gravidanza è in buona parte della donna e relativamente dell’uomo.

Ci sono dei futuri padri che vivono con la compagna ogni visita, ogni ecografia; ma ci sono anche uomini che purtroppo lasciano la donna sola durante questo percorso; in questi momenti sarebbe bello essere in due per gioire insieme e guardare la foto dell’ecografia magari 10 o 100 volte, riuscendo perfino a trovare delle somiglianze!

E’ vero, la gravidanza è solo della donna quando si parla del legame con il piccolo, ma è bello poter condividere con il compagno ogni piccola variazione, movimento.

Si vive in modo diverso, da una parte con una prova tangibile, dall’altra solo per sentito dire: “Si è mosso, senti, dà calci…”

Alcune volte il padre è fortunato e riesce a rendersi conto; altre volte si accontenta del sentito dire, perché sembra farlo apposta, ma il piccino smette di muoversi non appena il padre poggia la mano sulla pancia. E’ bene riuscire a coinvolgere i vostri compagni in tutto quello che riguarda queste 40 settimane, è bello avere qualcuno che ci sostiene, ma serve anche per iniziare a stabilire un legame con il piccolo.

Recenti ricerche hanno stabilito che il feto sente i rumori e riconosce le voci, persino riesce a fare distinzione tra le varie parole, quindi sarebbe utile avere presto un nome con cui chiamarlo/a e parlare con  “la pancia”.

Il marito vive la paura della sala parto o della sala operatoria solo attraverso la donna.

Sicuramente in quel frangente tocca a voi donne in prima persona, il compagno cercherà di calmarvi, rassicurarvi, ma in quel momento alcune di voi lo tratteranno male.

Non preoccupatevi, il parto è una situazione di intensità emotiva difficile da spiegare dopo, difficile da provare in altre occasioni.

E’ un insieme di emozioni di gioia, dolore, rabbia talmente forti che sono difficili da raccontare.

Anche durante la gravidanza ci potranno essere dei momenti di rabbia, odio o rancore nei confronti del compagno, che potrà godersi il figlio senza fatica nè sudore.

A lui solo le gioie, niente gambe gonfie, nè formicolii o crampi strani, niente nausee, niente peso in più, non avrà difficoltà a tagliarsi le unghie dei piedi,  niente cellulite; insomma ci sono tutti i presupposti per qualche attimo di rabbia.

Però, magra consolazione, non sentirà il figlio se avrà il singhiozzo durante la gravidanza e non lo sentirà muoversi, né tirare calci.

Tutto questo fa sì che la madre sia emotivamente più vicina al figlio e lo senta suo quasi da subito. Non tutte le donne vivranno bene la gravidanza, anche quando tutto andrà fisicamente bene ci saranno delle donne che saranno costrette a modificare la propria vita.

Sì alle camminate, non più spinning nè aerobica, niente paracadutismo (e chi lo dice? La gravidanza è un bel salto nel vuoto ad occhi aperti!), antidolorifici (aspirine, antinfiammatori, etc.) niente più salumi crudi (per chi non ha avuto la fortuna di avere la toxoplasmosi!), e altro che sicuramente avrete in mente.

Tutte queste proibizioni non dispongono l’animo in modo sereno.

Stern diceva che la donna durante la gravidanza si crea un’immagine di quello che sarà il figlio e che tenderà a distruggere man mano che la gravidanza volge al termine per poter accettare il vero figlio.

Tanto di cappello, eccelso studioso ma pur sempre un uomo!

Non sempre è così, ci sono delle donne che non riescono neppure ad immaginarsi quello che potrebbe essere il figlio, non riescono nè a dargli un volto, nè a pensare cosa potrebbe diventare.

Molte si chiedono:

“Sarò una buona madre?”

“Sarò in grado di gestire la vita di un altro essere la cui sopravvivenza dipende dalla mia?”

“Lo amerò come si dice possa fare solo una madre?”

“Avrò quell’istinto materno che sembra tutte abbiano?”

Ma esiste davvero l’istinto materno, o ad essere madre si impara giorno per giorno?

Dott.ssa Luisa Vaselli

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2 commenti »
  1. Salve sono una mamma di due bambini: Rahele ha 9 anni e Mattia ne ha quasi 4.Mi sono divertita a leggere ciò che ha scritto, perchè mi sono rivista in tante emozioni che apparivano tra le righe, nei pensieri che emergono durante quei 9 mesi, che alle volte poi purtroppo possono essere anche meno ( e ti accorgi che quei mesi che non vedevi l’ora passassero ora vorresti tremendamente che non terminino mai: ironia della sorte!)..ma questo poi è un’altro discorso ancora. Mi ha colpito poi l’ultima sua domanda riguardo l’istinto materno, anch’io come lei non credo ci sia una risposta giusta ma una giusta risposta per la persona che se la pone. Ma a cosa può servire porsela? Ad alimentare dell’insicurezza o un eventuale sopito senso di inadeguatezza? a me piace pensare alla prima volta che mi sono sentita mamma: di Rachele mi sono sentita la sua mamma quando mi hanno ricoverato alla fine del settimo mese di gravidanza perchè lei non cresceva…di Mattia la prima volta che l’ho sentito piangere.. Perchè le dico questo? non sò, forse per condividere la mia esperienza di mamma fatta di tanti mattoncini che i miei figli ogni giorno mi aiutano a mettere uno su l’altro..o forse perchè sono anche una figlia orgogliosa che qualcuno si sia presa la briga di farle da mamma.. E’ stato interessante leggere ciò che ha scritto e mi auguro di poter aver l’occasione di affrontare in dettaglio tutto ciò che leggendo apre un mondo fatto di pensieri, emozioni e comportamenti…Arrivederci e grazie.

    Comment by claudia — April 9, 2010 @ 9:27 pm

  2. Vorrei ringraziare la mamma che ha risposto al mio articolo.
    Il compito, che ci siamo posti come sosgenitori, è quello di visitare insieme a voi genitori le vostre emozioni, i vostri dubbi, le incertezze; accompagnandovi per mano quando sentite la necessità di un sostegno.
    Spesso nella nostra società ci sentiamo soli. Per questo vorremmo fare qualcosa di interattivo, che vi coinvolga da vicino, per farlo abbiamo bisogno anche della vostra collaborazione.
    Vorremo riuscire ad aiutarvi a trovare le risposte che cercate, senza darvi niente di preconfezionato, ma qualcosa di interattivo e in continua modificazione come la famiglia moderna.
    Noi tutti crediamo nella famiglia qualunque essa sia nel rispetto delle esigenze e desideri di tutti i suoi componenti. Di libri e teorie è pieno il mondo, e come dice giustamente la mamma che ci ha risposto : “anche io credo che non esista una risposta giusta ma una giusta risposta per la persona che se la pone”.
    Una mia carissima amica una volta disse a sua figlia: “Hai ragione, posso aver sbagliato; ma io sto imparando con te a fare la mamma, non l’ho mai fatto prima e sto cercando di imparare, come tu stai imparando a fare la figlia”.
    Non siamo perfetti (per fortuna! Immaginatevi la noia!) ma possiamo scoprire quale sia il comportamento che più ci fa stare meglio. Questo sosgenitori vorrebbe essere per voi.
    Luisa

    Comment by Luisa — April 11, 2010 @ 10:24 am

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