29 March 2010 3 Comments

Genitori si nasce o si diventa?

Nessuno ha bisogno di conoscere la composizione chimica di un piatto di pasta per mangiare o dell’aria per respirare. Gli esseri umani vivono e sopravvivono da millenni anche senza aver letto di cucina o di educazione dei figli. Eppure quando nasce un figlio ci si rende conto che non è per niente facile crescerlo e, forse, non lo era neanche un secolo fa. In fondo non è poi così recente la fatidica espressione: “i giovani d’oggi!”. Con il passare del tempo per noi quella frase ha assunto e assume significati sempre diversi, stimolando riflessioni ed emozioni sempre differenti: condivisione, rabbia, gelosia, invidia, nostalgia. Un giorno siamo noi quei giovani, “qualche giorno dopo” lo sono i nostri figli e un altro giorno ancora lo sono i figli dei nostri figli, ma possono anche essere i figli dei nostri vicini, i nostri cugini o nipoti, e ogni volta quella stessa frase ha sempre un colore diverso.
Cos’ha di magico un’espressione del genere che dalla prima volta che è stata pronunciata sopravvive, nonostante le mode, i neologismi e i nostri cambiamenti continui di ruolo.
Forse possiamo non conoscere la formula chimica dell’acqua eppure adesso sempre più gente legge la composizione molecolare sotto all’etichetta per mantenere la linea, per “prevenire” eventuali conseguenze dovute a disattenzioni un tempo superficiali. Ma per conoscere un oggetto, soprattutto quando l’oggetto in questione è l’individuo bisogna, oltre a scomporlo nei suo elementi, considerarlo come elemento tra altri elementi, immerso in un sistema che modifica e da cui viene modificato. Bisogna forse considerare separatamente le parole “giovani” e “oggi” e dopo un’attenta disamina bisogna considerarle nel loro insieme. Se da un lato i giovani sono sempre “giovani” fisiologicamente, sicuramente non si può dire lo stesso del sistema familiare, culturale e sociale. In “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi” il 19enne neodiplomato ragioniere s’innamora e vuole sposarsi, era il 1960. Cos’è cambiato in questo mezzo secolo? Cosa è rimasto uguale?

Oggi siamo più consapevoli dell’importanza delle nostre prime esperienze e delle loro influenze nella nostra vita da adulti e, in quanto “culturalmente adulti” ci preoccupiamo dei nostri “stili relazionali” e di quanto possano influenzare la strutturazione di personalità dei nostri figli.
Il nostro essere genitori è influenzato non tanto dalle esperienze reali avute durante l’infanzia ma dalla rappresentazione che abbiamo e che manteniamo delle nostre prime relazioni, come afferma la psicologa Mary Main “è stato riscontrato un certo parallelismo fra i modelli comportamentali e rappresentazionali degli adulti e i modelli di attaccamento infantile, evidenziando come il tipo di accadimento ricevuto nell’infanzia, strutturi uno stile di attaccamento duraturo (soprattutto nei casi più gravi), che si riproporrà nelle relazioni successive”.
Sempre più attenzione si rivolge agli stili di attaccamento, alle ripercussioni e correlazioni con le relazioni future, all’influenza sulla scelta del partner se non addirittura delle scelte professionali.
Se da un lato le regole dell’attaccamento si mostrano in tutta la loro evidenza, stimolando ricerche scientifiche e formalizzazioni di nuove teorie, dall’altro la società evolve mettendo in crisi chi dovrebbe gestire certe transizioni, costituire punti di riferimento.
Per la società attuale la tarda adolescenza raggiunge i quarantenni, sconfinando nell’età genitoriale. I genitori vivono le stesse ansie e preoccupazioni dei loro figli non garantendo il riferimento necessario per lo sviluppo di un’identità integra e autonoma. Nella polarità tra autorità rigida e lassaiz faire, lo stile più affermato è sempre più il lassista, o in taluni casi “da manuale”, rigido e non sincronizzato con le reali esigenze dei figli. A volte addirittura si segue la direzione opposta, proteggendo “troppo” quando si dovrebbe favorire l’autonomia. L’unica regola dovrebbe essere quella di saper ascoltare, sincronizzarsi sui propri figli, ma non sempre si hanno gli strumenti necessari, perché se da un lato l’empatia, il sesto senso genitoriale è naturale, soprattutto nei primi anni di vita di un figlio, negli anni successivi bisogna coltivarla. Non sempre, ad esempio, si ha la consapevolezza delle proprie incapacità ad assumersi un ruolo di autorità, di contenere le emozioni, di mostrarsi genitori “competenti”, perché la competenza, è il risultato di un sapere continuamente alimentato e di un saper fare, secondo le caratteristiche di ognuno (il saper essere).

Sono ormai molti i genitori che, per affrontare un compito così importante per il destino dei loro figli e, indirettamente, della società, cercano di affinare la loro sensibilità e accrescere le loro competenze, preparandosi all’impresa, senza trascurare alcuna occasione per imparare, per interrogarsi. È proprio per dare una risposta chiara e la più informata possibile che nasce SOS Genitori. Per vivere in pienezza e consapevolezza, per riflettere insieme e con l’aiuto di esperti su alcuni temi dell’educazione e della formazione con la speranza di trarne utili indicazioni per meglio comprendere e sostenere i nostri ragazzi nel loro cammino verso una pienezza di vita, perché genitori non si nasce ma si diventa.

La natura ci ha offerto il dono della sensibilità, dell’empatia, adesso abbiamo anche la consapevolezza di non essere competenti per natura, ma per apprendimento. Non è così naturale sapere o comprendere la natura dell’attaccamento, delle relazioni tra emozioni e intelligenza, del ruolo fondamentale della comunicazione efficace nello sviluppo sia cognitivo che emotivo. E non è un compito solo da e per le “mamme”, ma coinvolge in prima linea i papà, molto diversi da quelli di un tempo, e tutta la fitta rete di “caregivers”, termine inglese intraducibile per rappresentare tutti coloro che si prendono cura di un bambino: genitori, nonni, tate, insegnanti, catechiste…
Attraverso la condivisione ed il confronto di tematiche familiari (sulla famiglia) “poco familiari”, inoltre, è possibile vivere con minore ansia e con sempre maggiore padronanza fasi della propria vita riconfigurando i momenti di transizione, trasformando i rischi in risorse, accettando che la “crisi” non è altro che un passaggio fisiologico necessario in ogni percorso di crescita.
A noi la scelta e la responsabilità di diventare genitori competenti o di far crescere i ragazzi dai famigerati social network.

Dott. Salvatore Cianciabella

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3 commenti »
  1. Mi chiamo Laura, sono mamma di due bambini di 3 e 5 anni, io mi sono sempre basata sull’istinto per crescere i miei figli, ma certe volte sono assalita
    da mille dubbi, allora chiedo aiuto alle mie amiche, cerco di sapere come fanno loro per poi fare anche io così, ma spesso mi sembra che quelle cose che
    sono servite a loro, sui miei figli non abbiano effetto. Sono d’accordo con il
    Dott. Cianciabella quando dice che ascoltare i propri figli è l’unica regola da
    seguire, io però mi trovo spesso a seguire l’istinto, soprattutto quando mi
    fanno esasperare, e poi mi pento perché mi accorgo che avrei dovuto fare
    diversamente…
    ciao da Laura

    Comment by laura — April 1, 2010 @ 12:21 pm

  2. L’obiettivo di una famiglia è quello di crescere dei figli che siano in grado di relazionarsi in modo autonomo al proprio contesto. La nostra realtà sociale richiede ai giovani competenze sempre più specifiche e articolate e i nuovi genitori si chiedono come possono rispondere ai loro bisogni dandogli quegli strumenti che li faranno essere adulti sereni e competenti, capaci di instaurare a loro volta relazioni affettive e professionali soddisfacenti. L a funzione genitoriale è una funzione biologica e proprio per questo risente maggiormente dei cambiamenti che la nostra società sta affrontando dal dopoguerra a oggi, la risposta dei servizi, non si è dimostrata sufficiente a coprire il bisogno dei genitori ed è andata in una direzione a nostro avviso incongrua, fornendo loro servizi standardizzati e una formazione di tipo informativo, come se fosse sufficiente dare delle indicazione perché questi possano muovere le relazioni all’interno della propria famiglia. Crediamo che “famiglia” sia al giorno d’oggi un concetto che raccoglie un bacino di significati che necessitano di risposte personalizzate. Pensiamo a quante diverse difficoltà possono affrontare famiglie allargate, ricostituite, monoparentali, famiglie adottive etc. tutte famiglie, ma tutte diverse. Noi di S.o.s. genitori crediamo invece che qualsiasi difficoltà si presenti all’interno di una famiglia ci racconti della sua personale storia e come tale vada letta, perché solo all’interno di questa specificità è possibile costruire, insieme ai suoi membri, la strada per attraversare quella difficoltà e ripensare il rapporto con i propri figli, con il ruolo genitoriale e della coppia. Credo quindi che le sue difficoltà andrebbero comprese meglio conoscendo nello specifico la sua storia, il problema di utilizzare “l’istinto” nella crescita dei propri figli è che, quello che noi chiamiamo istinto è in realtà frutto di un bagaglio culturale e relazionale che se non elaborato e riconosciuto ci porta a compiere scelte educative che non sono frutto di una reale consapevolezza, ma che, appunto, vanno in automatico come gli istinti.

    Dott.ssa Marta Canu

    Comment by Marta ;-) — April 1, 2010 @ 8:10 pm

  3. egr.dott. Cianciabella, ho letto il suo articolo su s.o.s. genitori l’ho trovato molto interessante al punto che lo trasmetterò a Massimiliano e Grazia visto che hanno la bambina di 3 mesi,ci sono parecchie cose che si devono sapere.complimenti e congratulazioni.Alla prossima…..Distinti saluti.

    Comment by Orsola — August 31, 2010 @ 10:17 am

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